Cittadinanza americana, Facta e la rinuncia per motivi fiscali

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Cittadinanza americana, c’è chi rinuncia per il fisco

La stretta fiscale sui cittadini americani che vivono e producono entrate all’estero sta portando molti di loro a rinunciare alla cittadinanza d’origine

Meglio l’amore per la patria oppure pagare meno tasse e avere un regime fiscale più facilitato?

Più di un migliaio di americani nei primi tre mesi del 2015 ha scelto la seconda ipotesi, dimostrando che la cittadinanza statunitense non è un sogno per tutti.

Sono infatti 1.337 gli americani che risiedono in un altro Stato in maniera stabile e fino a marzo hanno deciso di rinunciare alla loro cittadinanza originale. Una cifra parziale record che va ad aggiungersi ai 3.415 complessivamente registrati lo scorso anno. Tutti uniti sotto la stessa bandiera, quella della battaglia contro un regime fiscale giudicato insostenibile specialmente adesso che sta per entrare in vigore il Facta (che sta per Foreign Account Tax Compliance Act) regolamento che ha tra i suoi obiettivi anche quello di far emergere tutti i conti correnti con depositi superiori a 10 mila dollari intestati a cittadini americani in banche straniere.

Gli Usa hanno un regime fiscale particolare che tassa allo stesso modo tutte le entrate indipendentemente dal Paese in cui sono realizzate e in cui vivo i cittadini americani.

In più chi vive all’estero deve produrre una mole di documenti superiore a chi invece soggiorna stabilmente negli Stati Uniti, tanto da doversi rivolgere e professionisti del settore con costi quindi superiori alla media dei loro connazionali.

Complessivamente sono 7,6 milioni gli statunitensi che risiedono e praticamente per tutti è obbligatoria la tracciabilità dei patrimoni esteri, ufficialmente anche per motivi collegati ai possibili legami con organizzazioni terroristiche. In più ci sono gli accordi stretti dal fisco americano con i Paesi stranieri e il rischio che le banche dove vengono detenuti i conti possano incorrere in pesanti sanzioni anche solo per banali errori fiscali e per questo sempre di più rifiutano di avere clienti americani all’estero.

Ma ora il Congresso americano è deciso a dare un’ulteriore stretta, varando una legge che porti a negare o revocare il passaporto ai cittadini statunitensi che non abbiano pagato le tasse

Dovrebbe entrare in vigore a gennaio 2016, e permetterà al Dipartimento di Stato di impedire ai cittadini con un debito fiscale alto di ricevere nuovi passaporti ma anche di ritirare quelli già esistenti di persone non in regola con il fisco.

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Sonia Paolin
Sonia Paolin
Web Writer, articolista e scrittrice di cittadinanza italiana