Diniego cittadinanza per condanna penale del figlio

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La natura altamente discrezionale del provvedimento di concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione, infatti, fa sì che possano essere presi in considerazione dalla amministrazione per le sue determinazioni tutti gli aspetti, riguardanti l’istante, che possano essere indicativi della sua effettiva e piena integrazione.
Il comportamento penalmente rilevante di familiari di primo grado, quale il figlio, quando si tratta di familiari conviventi, dunque può essere preso in considerazione al fine di motivare il diniego della cittadinanza italiana del padre, in quanto esso è un indice della integrazione del
nucleo familiare nel quale l’istante vive.
I due aspetti della convivenza e dello stretto grado di parentela sono infatti elementi significativi della sicura influenza svolta dal familiare, che abbia commesso reati, sull’istante e dunque possono essere legittimamente valorizzati dalla amministrazione ai fini di una motivazione di rigetto della cittadinanza italiana.
Il primo motivo deve essere respinto.
Il secondo motivo, invece, deve essere dichiarato improcedibile.
Infatti, il provvedimento impugnato si fonda su di una doppia motivazione: una concernente la necessità di una valutazione complessiva del nucleo familiare al fine della concessione della cittadinanza, e l’altra secondo la quale il comportamento del congiunto dell’istante sarebbe rilevante ai fini della concessione della cittadinanza italiana ai fini della valutazione di opportunità tenuto conto degli effetti dell’ottenimento della cittadinanza sui familiari dell’istante, i quali divengono inespellibili e possono ottenere il permesso per motivi familiari.

TAR LAZIO N. 01840/2015

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Avv. Angelo Massaro
Avvocato esperto in problematiche dell'immigrazione e diritto di cittadinanza