Precedenti penali dei parenti bloccano la mia cittadinanza ?

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Le condanne penali dei parenti possono bloccare la pratica di cittadinanza ?

La natura altamente discrezionale del provvedimento di concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione, infatti, fa sì che possano essere presi in considerazione dalla amministrazione per le sue determinazioni tutti gli aspetti, riguardanti l’istante, che possano essere indicativi della sua effettiva e piena integrazione.

Il comportamento penalmente rilevante di familiari di primo grado, quale il figlio, quando si tratta di familiari conviventi, dunque può essere preso in considerazione al fine di motivare il diniego della cittadinanza italiana del padre, in quanto esso è un indice della integrazione del nucleo familiare nel quale l’istante vive.

I due aspetti della convivenza e dello stretto grado di parentela sono infatti elementi significativi della sicura influenza svolta dal familiare, che abbia commesso reati, sull’istante e dunque possono essere legittimamente valorizzati dalla amministrazione ai fini di una motivazione di rigetto della cittadinanza italiana.

Valutazione complessiva del nucleo familiare al fine della concessione della cittadinanza

Infatti, il provvedimento impugnato si fonda su di una doppia motivazione: una concernente la necessità di una valutazione complessiva del nucleo familiare al fine della concessione della cittadinanza, e l’altra secondo la quale il comportamento del congiunto dell’istante sarebbe rilevante ai fini della concessione della cittadinanza italiana ai fini della valutazione di opportunità tenuto conto degli effetti dell’ottenimento della cittadinanza sui familiari dell’istante, i quali divengono inespellibili e possono ottenere il permesso per motivi familiari.

Così la Sentenza TAR LAZIO N. 01840/2015

Il recente caso di una ghanese figlia di persona imputata

E’ di pochi giorni fa l’appello di una ragazza ghanese residente a Pordenone da tantissimo tempo, ovvero il 2003, disperato il suo messaggio : “L’indagato è papà, non sono io. Datemi la cittadinanza italiana”

Doris. questo è il suo nome,  vive nel nostro Paese da ben quindici anni e convive ora con il compagno. Il papà, sotto indagine per spaccio di stupefacenti, residente altrove.

Il Viminale inflessibile : “In questo contesto non si può affermare che è stato raggiunto un grado sufficiente di integrazione e di rispetto delle leggi e delle istituzioni”

Infatti una volta ottenuta la cittadinanza italiana, potrebbe impedire l’eventuale espulsione del padre : l’attuale legge sull’immigrazione, all’art. 19 comma 2 lettera c , T.U. immigrazione prevede il divieto di espulsione per i parenti entro il secondo grado conviventi con il cittadino italiano.

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Avv. Angelo Massaro
Avvocato esperto in problematiche dell'immigrazione e diritto di cittadinanza