Diniego cittadinanza per inaffidabilità

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SENTENZA CONSIGLIO DI STATO SEZIONE SESTA N. 5572 DEL 12 NOVEMBRE 2014
Diniego concessione della cittadinanza italiana – sicurezza dello Stato – inaffidabilità dell’interessato

Nella valutazione della concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione ex art. 9 della legge 5 febbraio 1992 n. 91 vengono in considerazione la comparazione con l’interesse pubblico, le oggettive finalità e le implicazioni d’ordine politico-amministrativo sottese alla concessione e volte comunque al conferimento di uno status di rilevante importanza pubblica che consente l’inserimento a pieno titolo nel nostro ordinamento e nella società di persone che devono essere in possesso di tutti i requisiti per ottenere per l’appunto tale “concessione” (pendenze e precedenti penali; attività svolta e reddito con l’osservanza dei doveri fiscali; legami familiari e integrazione sociale, assenza di minacce alla sicurezza nazionale) e quindi essere titolare dei diritti e dei doveri connessi alla cittadinanza, dovendo comunque l’eventuale diniego essere assistito da idonea motivazione. Nel caso di specie la documentazione istruttoria a supportato del provvedimento impugnato ha evidenziato l’inaffidabilità dell’interessato.

Normativa di riferimento
art. 9 della legge 5 febbraio 1992 n. 91

DECISIONE
La giurisprudenza amministrativa ha ormai unanimemente riconosciuta l’ampia discrezionalità dell’Amministrazione, nella valutazione della concessione o meno della cittadinanza italiana per naturalizzazione ai sensi del citato art. 9.
Vengono invero in considerazione la comparazione con l’interesse pubblico, le oggettive finalità e le implicazioni d’ordine politico-amministrativo sottese alla concessione e volte comunque al conferimento di uno status di rilevante importanza pubblica che consente l’inserimento a pieno titolo nel nostro ordinamento e nella società di persone che devono essere in possesso di tutti i requisiti per ottenere per l’appunto tale “concessione” (pendenze e precedenti penali; attività svolta e reddito con l’osservanza dei doveri fiscali; legami familiari e integrazione sociale, assenza di minacce alla sicurezza nazionale) e quindi essere titolare dei diritti e dei doveri connessi alla cittadinanza, dovendo comunque l’eventuale diniego essere assistito da idonea motivazione (cfr., fra le altre, Cons. Stato – Sezione I nn. 3145 e 2254/98; Ad. Gen. n. 9/99; IV n. 1474/99; III n. 4159/2011, nn. 1378 e 4528/2013, n. 1154/2014)
È bene rammentare che, sul piano più generale, la Corte Costituzionale ha avuto modo di affermare che “la sicurezza dello Stato costituisce interesse sostanziale, insopprimibile della collettività, con potere di assoluta preminenza su ogni altro, in quanto tocca… l’esistenza stessa dello Stato” (n. 86/1977).
Nella fattispecie il T.A.R. ha ritenuto di acquisire, con le cautele del caso trattandosi di corrispondenza “riservata”, la documentazione istruttoria che ha supportato il provvedimento impugnato e ha quindi convenuto con l’inaffidabilità dell’interessato, come evidenziatasi dalle “attività informative” che hanno evidenziato in particolare la gestione di call-center e la connessa attività finanziaria con trasferimento di valuta all’estero, con conseguente apprezzamento dell’Amministrazione non sindacabile perché immune da travisamento dei fatti e da illogicità.
Non rileva quindi la successiva archiviazione della denuncia della Guardia di Finanza per il reato ex art. 648 c.p., che, nella nota ministeriale, veniva citata per così dire in “aggiunta”, posta invece la rilevanza dell’altro citato elemento di giudizio sul quale si è soffermato il T.A.R.
Ne consegue che l’appello va respinto e la sentenza impugnata va confermata, fatti salvi ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione su un’eventuale ulteriore aggiornata istanza.

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Avv. Angelo Massaro
Avvocato esperto in problematiche dell'immigrazione e diritto di cittadinanza