Doppio passaporto, Svizzera e revoca per terrorismo

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Doppio cittadinanza, la Svizzera pronta per riformare la cittadinanza

Una proposta per revocare il doppio passaporto ai cittadini svizzeri coinvolti in azioni terroristiche all’estero è stata appena approvata dal Consiglio nazionale ma non è ancora legge

Anche la neutrale Svizzera sta pensando di dare un giro di vite alle norme sulla cittadinanza, almeno per quei soggetti che siano stati naturalizzati, in possesso di doppio passaporto, e che abbiano partecipato ad attività terroristiche all’estero.

È il senso della proposta parlamentare avanzata dal Consigliere nazionale centrista Toni Brunner (UDC/SG) e che lunedì 7 dicembre è stata approvata dal Consiglio nazionale con 102 voti favorevoli e 85 contrari, anche se in realtà la commissione che aveva preventivamente discusso la proposta aveva consigliato di respingerla, ricordando che le norme in vigore sulla cittadinanza e la sua eventuale revoca sono sufficienti.

La legge sulla cittadinanza in vigore in Svizzera prevede che la Segreteria di Stato della migrazione possa, in accordo con il Cantone (ossia la nostra regione) d’origine, revocare la cittadinanza a una persona la cui condotta è contraria agli interessi o alla buona reputazione del Paese, come ha ricordato anche Kurt Fluri (Partito Liberal Radicale).

Secondo il deputato è già possibile con le leggi attuali intervenire nel rispetto della separazione dei poteri se le persone coinvolte sono sospettate di reati gravi come il genocidio, crimini di guerra o crimini contro lo Stato e la difesa nazionale. E soprattutto il provvedimento in esame rimane puramente simbolico e non bloccherebbe eventuali attentatori, ma anzi la revoca della cittadinanza potrebbe rendere impossibile l’estradizione in Svizzera dei colpevoli di reati all’estero o nel Paese stesso.

Ma Toni Brunner, sostenuto anche da Marco Romano (Popolar Democratico) la pensa diversamente perché secondo lui la norma in questione avrebbe un carattere preventivo nei confronti degli islamisti radicali che vogliano partire per la Siria o l’Iraq per combattere a fianco dello Stato islamico (Isis).

Un loro eventuale ritorno in Svizzera significherebbe un grave pericolo per la nazione, come dimostrano i recenti attacchi terroristici di Parigi. E Marco Romano ha citato l’esempio dell’Australia, ma anche di altre nazioni come la Francia, Gran Bretagna e Olanda che stanno pensando ad una riforma simile.

In ogni caso per ora si tratta ancora solo di una proposta di modifica e il dibattito in Svizzera rimane aperto, in attesa di ulteriori sviluppi anche sul piano internazionale.

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Sonia Paolin
Sonia Paolin
Web Writer, articolista e scrittrice di cittadinanza italiana

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