Riforma legge sulla cittadinanza italiana, senato 3 febbraio 2016

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Prosegue la discussione della riforma della cittadinanza italiana in seno alla Commissione Affari Costituzionali del Senato: nel corso della sessione odierna, si è espressa in forma favorevole al progetto di legge già approvato alla Camera dei Deputati la senatrice Manuela Repetti, appartenente al gruppo Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, mentre hanno preso parola in senso contrario i senatori Domenico Scilipoti Isgro’ e Maurizio Gasparri, appartenenti al gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà, il senatore Roberto Calderoli, appartenente al gruppo Lega Nord e Autonomie, nonché il senatore Gaetano Quagliarello, membro del gruppo Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l’Italia, Moderati, Movimento Base Italia, Idea, Euro-Exit).

La senatrice Repetti, nel sostenere fermamente la modifica della legge sulla cittadinanza italiana, così come licenziata alla Camera dei Deputati, ha sottolineato come la normativa attuale non rispetti più l’attuale configurazione della società italiana.

È in tal senso necessario, a suo avviso, l’intervento del legislatore volto a creare un percorso per la reale integrazione degli stranieri. Nel ritenere il disegno di legge “che amplia i casi di acquisizione della cittadinanza, in base al principio dello ius soli e dello ius culturae” come “condivisibile ed equilibrato, nonché ormai non più rinviabile”, ha fatto notare come “che la cultura sia uno straordinario strumento di integrazione”.

Il senatore Scilipoti Isgro’ ha posto l’accento sul fatto che la cittadinanza nasce dalla “condivisione di un insieme di valori, che sono trasmessi essenzialmente dalla famiglia” e che “presuppone la conoscenza della storia, della cultura e delle tradizioni del Paese di cui si entra a far parte”.

Il documento approvato alla Camera dei Deputati, invece, nell’attribuire la cittadinanza italiana in automatico, al compiersi di determinati requisiti, non tiene in alcuna considerazione se il richiedente sia realmente un cittadino italiano o meno. Al contempo ha precisato “che il Gruppo Forza Italia non è pregiudizialmente contrario alla definizione di processi di reale integrazione degli stranieri” ma al contempo crede nel “principio di trasmissione della cittadinanza dai genitori ai figli” e questo “anche per evitare profonde alterazioni del tessuto sociale” italiano.

Anche il senatore Gasparri, sempre appartenente al medesimo gruppo del senatore Scilipoti Isgro’, ha espresso il proprio orientamento contrario alla riforma della cittadinanza italiana. Nello specifico, però, Gasparri ha dichiarato che, “a suo avviso, la discussione sul tema non può essere avulsa dall’attuale contesto storico-politico ed economico”.

Allargando l’orizzonte della discussione alla realtà di Francia, Gran Bretagna, Germania, Svezia e Danimarca, ha sottolineato come tutti questi paesi stiano modificando il proprio orientamento sul tema dell’accoglienza degli stranieri, alla luce della crisi economica, della crisi migratoria e dei noti problemi di sicurezza nazionale:

la Gran Bretagna sta valutando l’uscita dalla Unione Europea e di non fornire accesso al welfare inglese ai cittadini stranieri;

la Germania sta ripensando sulle politiche di apertura nei confronti degli immigrati; “la Svezia e la Danimarca, universalmente riconosciute come modelli di democrazia avanzata, hanno ripristinato i controlli alle frontiere”;

in Francia si pensa addirittura di revocare la cittadinanza per quegli stranieri che commettono gravi reati. A fronte di tutto ciò “l’Italia che, per la sua collocazione geografica, è un Paese di primo approdo per gli immigrati” non può permettersi di approvare una normativa permissiva “che rischia di determinare conseguenze dannose, richiamando in Italia un più alto numero di immigrati, con la prospettiva di godere dei privilegi connessi allo status di cittadino”.

Il senatore Calderoli, che già aveva preso presentato delle questioni di pregiudizialità (http://www.cittadinanza.biz/riforma-della-cittadinanza-pregiudiziali-respinte-si-apre-la-discussione-al-senato/) prima dell’apertura della discussione e respinte dalla Commissione, nel ribadire quanto all’epoca espresso, ha aggiunto che è inopportuno che, con la nuova Legge sulla Cittadinanza, venga concessa la cittadinanza italiana a tutti coloro che nascono nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo, senza che “sia richiesto il conseguimento di un titolo conclusivo di un ciclo scolastico” e senza che ci sia la “verifica della conoscenza della lingua italiana”.

Oltre ha questo ha segnalato “la necessità di prevedere il conseguimento di un titolo conclusivo anche per i corsi di formazione professionale”. Ha quindi concluso il proprio intervento esprimendo la propria contrarietà al fatto che gli stranieri maggiorenni possano usufruire delle “agevolazioni per l’acquisizione della cittadinanza previste, dagli articoli 3 e 4 del testo all’esame”.

Infine il senatore Quagliarello ha sottolineato come la proposta di modifica della normativa sulla cittadinanza italiana approvata alla Camera rischi di “amplificare le difficoltà esistenti in tema di cittadinanza”, anziché risolverle. Facendo notare come richiedere la cittadinanza sia un diritto personalissimo, e pertanto come sia “inaccettabile che un genitore possa richiedere la cittadinanza in favore del figlio minore”, ha detto che a suo avviso non è sufficiente il fatto che il minore possa, al compimento della maggiore età, rinunciare alla cittadinanza per ricucire lo strappo al diritto presente nella norma.

A tal fine, sarebbe preferibile “la richiesta della conferma esplicita della volontà di conservare lo status acquisito”. Sempre in tema di acquisizione automatica della cittadinanza per i minori nati su suolo repubblicano da genitori stranieri, il senatore Quagliarello ha inoltre proposto di introdurre segnalato “per un determinato periodo di tempo, l’obbligo di effettiva convivenza del minore” con il genitore che possiede il permesso di soggiorno per lungo periodo.

Diversamente il minore, cittadino italiano per legge, potrebbe far ritorno immediatamente dopo la nascita, assieme al genitore che non possiede il permesso di soggiorno, al paese di origine della famiglia, o presso i nonni o altri famigliari, rimanendo così cittadino italiano ma non assimilando la cultura italiana.

Infine, per quanto riguarda le disposizioni che introducono il principio dello ius culturae, ha indicato “la necessità di prevedere l’obbligo di conclusione dell’intero ciclo di istruzione, o quanto meno della scuola dell’obbligo, per consentire all’interessato di richiedere consapevolmente la cittadinanza”.

Secondo la normativa in esame, infatti, il genitore, anche in questo caso, potrebbe richiedere la cittadinanza italiana per il figlio minore non appena completi un ciclo di studi, cittadinanza italiana che verrebbe attribuita subito e in modo automatico, senza attendere che il minore diventi maggiorenne.

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Giraldi Costantino
web Writer , web content manager, scrittore di cittadinanza italiana e immigrazione

2 Comments on "Riforma legge sulla cittadinanza italiana, senato 3 febbraio 2016"

  1. Mio marito ed io siamo italiani, affidatari di un bambino rumeno di quasi 10 anni che fino ad oggi ha frequentato in Italia con profitto due anni di scuola materna e quattro anni di elementari.
    In Italia può avere il diritto alla salute, all’istruzione e alla protezione ma di fatto è prigioniero perché non può seguirci all’estero nei viaggi (nel nostro caso abbiamo molti parenti e una casa per le vacanze in un paese estero della comunità europea) in quanto non è in possesso dei documenti rumeni perché gli sono stati sottratti dalla precedente affidataria e non gli viene concessa una carta di identità italiana valida per l’espatrio né un passaporto.
    Abbiamo fatto domanda di adozione ma non sappiamo quali saranno i tempi per ottenerla e purtroppo per ottenere i documenti italiani serve l’adozione o la cittadinanza, e la possibilità di ottenerla attraverso la ius culturae non è semplice perché non bastano i 6 anni effettivi di frequenza scolastica che possiamo dimostrare, né il fatto che lui si senta italiano e parli solo italiano, che abbia amici italiani e che si senta uguale ai suoi compagni di classe e agli amici che frequentiamo, ma serve di aver concluso anche la quinta elementare e questo accadrà solo il prossimo anno.
    Di fatto è dal.. che questo bambino non può viaggiare fuori dall’Italia perché non è ancora cittadino italiano. Sei anni sono tanti, lui bloccato qui e noi con lui perchè non possiamo certo lasciarlo in Italia da solo mentre noi, suoi genitori affidatari e la nostra famiglia nella quale lui è perfettamente integrato va via in vacanza.
    Non ci sembra giusto.

  2. come ho scritto sull’oggetto vorrei acquistare la cittadinanza italiana, adesso sono di cittadinanza cinese.
    Compirò anni ad agosto, sono sul suolo italiano da quando avevo 5 anni circa, ho frequentato la scuola primaria, la scuola secondaria di primo grado, attualmente sto frequentando la classe seconda della scuola secondaria di secondo grado all’indirizzo scientifico tradizionale.
    Siccome ho sempre assimilato la cultura italiana e mi sento più un’italiana che una cinese, vorrei acquistare la cittadinanza italiana, perciò Le mando questo messaggio per avere informazioni sui documenti, che dovrei procurare e per sapere se sono in una situazione pertinente alle richieste della legge italiana per acquisire la cittadinanza italiana.

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