La riforma della cittadinanza ius culturae è stata approvata ?

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Riforma della cittadinanza: ecco cosa è successo in Parlamento in Commissione Affari Costituzionali

Riparte il ddl modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza. C. 105 Boldrini

Boldrini, Meloni e Polverini a confronto in Parlamento.

La Commissione Affari costituzionali della Camera prosegue l’esame del provvedimento di riforma della cittadinanza, rinviato nella seduta del 31 ottobre 2018.

Giuseppe BRESCIA m5s, presidente e relatore del disegno di legge sulla riforma

Giuseppe Brescia

Giuseppe BRESCIA, presidente e relatore, ricorda che l’ordine del giorno reca il seguito dell’esame, in sede referente, della proposta di legge C. 105 Boldrini, recante modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di cittadinanza.

Comunica innanzitutto di aver assunto le funzioni di relatore, in sostituzione del collega Speranza, che è entrato a far parte del Governo.

Ricorda inoltre che l’esame della proposta di legge, iniziato il 24 ottobre 2018 con la relazione illustrativa dell’allora relatore Speranza, era proseguito nella seduta del 31 ottobre 2018 e che l’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi aveva deliberato di procedere a un ciclo di audizioni informali, successivamente autorizzate dal Presidente della Camera.

In particolare si era convenuto di ascoltare rappresentanti dell’ANCI, di UNICEF Italia, delle ACLI, dell’ARCI, di organizzazioni sindacali, del Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane, di Save the Children, di altre organizzazioni e associazioni operanti nel settore dell’accoglienza ai migranti e ai rifugiati, nonché esperti e studiosi della materia.

In considerazione del tempo intercorso, chiede ai gruppi se intendano segnalare ulteriori soggetti da audire.

la proposta di legge C. 717 Polverini e la C. 920 Orfini

Informa, quindi, che su materia analoga a quella oggetto della proposta di legge già in esame, è stata assegnata alla I Commissione la proposta di legge C. 717 Polverini e che è stata altresì annunciata la proposta di legge C. 920 Orfini, tuttavia non ancora assegnata alla Commissione.

Pertanto la proposta di legge C. 717 potrà essere abbinata alla proposta di legge C. 105, mentre la proposta di legge C. 920 potrà essere abbinata non appena assegnata alla Commissione.

Segnala quindi che, come è noto ai commissari, il calendario dei lavori prevede l’esame di due decreti-legge, nonché la discussione di alcuni provvedimenti, già inseriti nel programma dei lavori dell’Assemblea per il mese di novembre, la proposta di legge sul conflitto di interessi (C. 702 e abbinate) e il disegno di legge di delega in materia di semplificazione (C. 1812) e che nelle settimane successive i lavori si concentreranno dunque principalmente su questi provvedimenti.

Dibattito sociale acceso sulla cittadinanza italiana

Rileva tuttavia come la sola comunicazione della sostituzione del relatore, con la conseguente ripresa dei lavori sul tema, abbia suscitato nell’opinione pubblica un dibattito sociale, ancor prima che politico, molto forte.

Un dibattito fatto anche di storie di speranza, come quelle che riferisce di aver appreso da diverse lettere che gli sono pervenute in questi giorni.

Da queste lettere scritte da giovani che vivono in Italia e chiedono di diventare italiani emergono un forte senso di appartenenza alla nostra comunità e una domanda di concretezza e di giustizia che chiama in causa la Commissione e questo Parlamento.

Si augura che a queste legittime istanze si saprà dare con convinzione risposte di buonsenso.

Laura BOLDRINI (PD), la legge di cittadinanza necessita di un aggiornamento

Laura Boldrini PD

Laura BOLDRINI (PD) ricorda innanzitutto la genesi della proposta di legge a sua prima firma in esame, sottolineando come essa sia stata presentata all’inizio della legislatura e riprenda l’iniziativa legislativa promossa nella precedente legislatura da circa 30 associazioni, laiche e cattoliche (fra cui la Comunità di Sant’Egidio, la Caritas, le ACLI, l’ARCI).

Le quali insieme con i sindacati CGIL, CISL e UIL, raccolsero 200 mila firme nell’ambito della campagna « L’Italia sono anch’io », e che tuttavia non si riuscì in quell’occasione ad approvare.

Osserva quindi come la proposta di legge a sua prima firma in esame riguardi la riforma complessiva della materia della cittadinanza, attualmente disciplinata dalla legge n. 91 del 1992, che necessita evidentemente di un aggiornamento, in considerazione del lasso di tempo trascorso e dei mutamenti nel frattempo intervenuti nella società.

Auspica pertanto che la questione non sia affrontata sulla base di posizioni ideologiche e rileva come si tratti di porre rimedio, anche al fine di favorire la convivenza civile e sociale, a una situazione legislativa per cui un bambino non viene riconosciuto come cittadino del Paese nel quale è nato e vissuto.

Ritiene, infine, che utilizzare la discussione allo scopo di condurre battaglie identitarie costituirebbe un grave errore, rilevando peraltro come alcune proposte di legge presentate in merito risultino più restrittivi rispetto a quello a sua firma.

Giorgia MELONI (FDI), la legge di cittadinanza attuale è equilibrata, contraria agli automatismi

Giorgia Meloni FDI

Giorgia MELONI (FDI) pone preliminarmente una questione di metodo, con particolare riferimento alle osservazioni del deputato Ceccanti, rilevando come, nel rispetto dell’articolo 1 della Costituzione,
andrebbe attribuito un rilievo determinante alla volontà espressa dai cittadini.

Ricorda in proposito come nelle elezioni politiche del 2018 il PD e LEU, vale a dire le sole due forze politiche che già in fase di campagna elettorale dichiararono la propria posizione favorevole alla modifica
della legge sulla cittadinanza
, ottennero rispettivamente il 24 e il 3 per cento, e come dunque circa l’80 per cento del corpo elettorale debba essere considerato non favorevole alle predette proposte, anche in considerazione del fatto che il Movimento 5 Stelle non ebbe allora il
coraggio di assumere una posizione chiara.

Ritiene, dunque, che non vi siano le condizioni per intraprendere la discussione della proposta di legge in esame, in quanto si tratterebbe di una scelta, destinata peraltro a incidere in modo rilevante sul futuro del Paese, non rispettosa dell’articolo 1 della Costituzione e della volontà dei cittadini.

Passando, quindi, al contenuto del provvedimento, contesta che esso riguardi soltanto lo ius culturae, in quanto reca anche disposizioni, a suo avviso inaccettabili, volte ad ampliare lo ius soli e a ridurre in modo considerevole il tempo di permanenza necessario per la naturalizzazione.

Ritiene, comunque, che la vigente legge sulla cittadinanza sia equilibrata e non necessiti pertanto di modifiche, come peraltro dimostrato dal fatto che l’Italia è il Paese dell’Unione europea che concede il maggior numero di cittadinanze per naturalizzazione.

Contesta l’affermazione secondo la quale i minori stranieri non possono ottenere la cittadinanza prima del compimento dei diciotto anni, in quanto, sulla base della legge vigente, la cittadinanza può essere richiesta e ottenuta dai genitori, e da questi trasmessa ai figli, dopo dieci anni di residenza, e rileva come il fatto che in molti casi ciò non avvenga risponda a una scelta ben precisa degli interessati.

Ritiene che la concessione della cittadinanza non possa avvenire in virtù di un automatismo, ma come essa debba conseguire a un impegno in tal senso e debba essere preceduta dalla dimostrazione da parte dell’interessato di voler appartenere alla comunità nazionale, assumendo anche i conseguenti doveri.

Ribadisce conclusivamente la richiesta del proprio gruppo di non procedere alla discussione della proposta di legge in esame

Renata POLVERINI (Forza italia), lo ius culturae mira a valorizzare un percorso di vita e di studio dei minori

Renata POLVERINI (FI)

Renata POLVERINI (FI) fa notare come la proposta di legge C. 717, a sua prima firma, riproponendo il contenuto di una proposta da lei presentata nella scorsa legislatura, miri a valorizzare un certo percorso di vita e di studio dei giovani stranieri, a fronte delle forti difficoltà burocratiche da essi incontrate nell’ambito della procedura di riconoscimento della
cittadinanza.

Evidenzia come, sulla base della sua precedente esperienza, maturata sia da sindacalista sia da presidente della regione, ha potuto constatare direttamente l’esistenza di tali ostacoli burocratici, facendo notare che questi impedimenti, spesso, minavano la possibilità per tali giovani di completare gli studi o di accedere all’università, una volta raggiunta la maggiore età.

Ricorda che nella passata legislatura la Camera approvò un testo – da lei condiviso, in dissenso dal suo gruppo – che riconosceva proprio lo ius
culturae
, al termine di un dibattito articolato che, tuttavia, a suo avviso, non fu aspro come quello che sembra profilarsi oggi.

Ricordato come l’esame di quel provvedimento si arenò al Senato, auspica che il gruppo del partito democratico mostri maggiori convinzioni e superi oggi le titubanze del passato, senza le quali, a suo avviso, probabilmente si sarebbe già arrivati ad una buona soluzione.

Fa quindi notare, come, al di là di ogni legittimo approfondimento sul contenuto delle proposte di legge, non si metta in discussione l’applicazione delle norme regolamentari, le quali, in presenza di proposte di legge identiche o vertenti sulla identica materia, prevedono un abbinamento d’ufficio, che, nel caso specifico, ritiene debba dunque essere disposto con riferimento alla sua proposta di legge C. 717.

Rivendica quindi la sua libertà, come parlamentare, di presentare proposte di legge volte a migliorare la vita delle persone.

Il presidente Giuseppe BRESCIA, presidente, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

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Avv. Angelo Massaro
Avvocato esperto in problematiche dell'immigrazione e diritto di cittadinanza

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