Aspettando la cittadinanza..

Sono immigrata in Italia circa nove anni fa. Ero bambina, ora sono diventata una ragazza di vent’anni che si ha costruito una vita qui, in effetti non torno nemmeno più nel mio paese nativo.

Le scrivo perché la mia situazione familiare mi pesa. Sono stata dipendente da sempre dai miei genitori instabili. So che non può cambiare molto se le racconto le mie difficoltà emotive però ho bisogno di andare avanti da sola.

Ho bisogno di lasciare il mio nido famigliare che mi taglia le ali, voglio crescere in pace. Ho bisogno della cittadinanza. Ho sempre pensato che una volta raggiunti i miei diciotto anni sarei potuta uscire fuori di casa a vivere finalmente in pace ma la crisi che c’è questo non me lo permette.

Ho aspettato ancora un anno per finire la scuola (sono uscita anche con un voto molto alto del quale ne vado fiera) ma non ho ancora trovato lavoro come od… Oggi è passato esattamente un anno da quando sono disoccupata.

Non è un giorno, una settimana o un mese. Sono bloccata qui con il pensiero di andarmene da due anni e mezzo, equivale a dire a novecentotredici giorni. Si immagini di vivere tutti questi giorni, uno ad uno, ora per ora, minuto per minuto, secondi – uno ad uno, che scorrono lentamente, ma dato che sono in attesa impazientemente mi sembrano che essi scorrano ancora più lentamente.

Si immagini al mio posto: non poter fare aperitivo con gli amici perchè non ha uno stipendio, non poter andare a fare la spesa e comprarsi il cibo che le piace perché nessuna spesa va fatta da lei, non ha nemmeno un centesimo e allora qualsiasi movimento lei compia sia già stato prescelto da qualcun’altro.

Il dentifricio che usa, lo spazzolino, la marca di caffè, i vestiti che indossa. Si immagini di vivere la sua vita, ma di viverla come vuole qualcun’altro, a partire dalle basi, igiene e alimentazione a finire con gli interessi e i piaceri delle piccole cose (che sono azzerati in partenza).

Guardo i miei coetanei vivere, ballare e ridere mentre il sangue giovanile li scorre nelle vene mentre io sono bloccata nella mia camera e sto entrando in depressione.

E’ veramente dura e io non voglio sprecare la mia vita. So di valere tanto, so anche di poter dare ottimi risultati se solo qualcuno mi desse una mano ma come vede, ai miei genitori non importa di me. Il resto della mia famiglia è in Macedonia e si saranno dimenticati che esisto.

Io chiedo una mano a lei, chiunque lei sia.

Ho bisogno della cittadinanza il prima possibile e di un lavoro.

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About the Author

Avv. Angelo Massaro
Avvocato esperto in problematiche dell'immigrazione e diritto di cittadinanza