Il registro nazionale della cittadinanza indiana

India, giro di vite per la cittadinanza indiana dei musulmani

Il governo centrale indiano ha chiesto a tutti i cittadini di dimostrare la loro residenza in India prima del 24 marzo 1971. Il rischio, per 4 milioni di musulmani, è quello di essere espulsi

L’India è il secondo Paese più popoloso al mondo come dice anche l’ultimo censimento ufficiale (1,3 miliardi di persone), ma il governo di New Dehli ora ha deciso di tagliare fuori almeno 4 milioni di persone che vivono nello Stato di Assam, al confine con il Bangladesh, e sono per la stragrande maggioranza musulmani.

Un provvedimento ancora non definitivo e che il governo guidato dal nazionalista Narenda Modi giustifica con la volontà di scoprire gli immigrati irregolari da altri Paesi, ma che è stato subito osteggiato da molte organizzazioni che si occupano dei diritti umani, accusando il governo di voler con questa manovra favorire la maggioranza induista prevaricando quindi le minoranze che abitano l’India, a cominciare proprio dai musulmani.

Il governo indiano nelle ultime ore ha pubblicato una lista provvisoria degli individui esclusi dal “Registro Nazionale dei Cittadini” e a tutte le persone inserite è stato chiesto di produrre una serie di documenti che confermassero la loro presenza sul territorio indiano in una data antecedente il 24 marzo 1971, cioè due giorni prima dello scoppio per la guerra di liberazione bengalese che provocò l’esodo di milioni di rifugiati dal Bangladesh all’India.

Vale anche per la zona di Assam nella quale vivono circa 35 milioni di persone: chi abitava lì prima del marzo di 47 anni fa non avrà problemi, gli altri invece rischiano seriamente di essere espulsi nonostante ormai siano integrati.

Al momento solo un rischio virtuale, ma intanto le associazioni per i diritti umani ipotizzano che dietro a questa decisione possa esserci la giustificazione per una futura espulsione di massa dei musulmani dall’Assam, nel quale rappresentano il 34 per cento della popolazione dello stato, e per avere maggiore peso in vista delle elezioni parlamentari in programma nel 2019.

E anche se il governo indiano ha anticipato che le persone escluse dal Registro di cittadinanza potranno fare ricorso (con i casi che verranno esaminati dal 30 agosto prossimo), con la lista definitiva sarà pronta a dicembre, crescono i dubbi.

Amnesty International, tramite il suo portavoce in India, ha fatto sapere di essere preoccupato dal fatto che la nuova legge possa rendere apolidi un buon numero di persone, privando arbitrariamente della loro nazionalità individui che hanno vissuto in India per quasi cinquant’anni e invita a garantire che le famiglie non vengano distrutte e venga fornito un aiuto legale adeguato a coloro che rischiano di perdere la cittadinanza.

E Avaaz, gruppo per la difesa dei diritti umani che ha la sua sede negli Usa ma opera in tutto il mondo, ha anticipato che non esiste alcun organo di appello e le persone escluse dalle liste non avranno sufficiente tempo per provare a difendersi.

Ma i sostenitori del Registro di cittadinanza invece sostengono che i musulmani vogliono modificare la geografia demografica dello stato per sovrapporsi agli induisti, anche se questo provvedimento ricorda molto da vicino le persecuzioni che l’ex Birmania, oggi Myanmar, ha in piedi dal 1982 contro la minoranza islamica dei Rohingya, costretta da allora a scappare nel vicino Bangladesh.

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Avv. Angelo Massaro
Avvocato esperto in problematiche dell'immigrazione e diritto di cittadinanza

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