Cittadinanza italiana: test di italiano per i disabili

Cittadinanza italiana: incostituzionale il test di italiano per i disabili

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 25 del 2025, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 9.1 della legge n. 91 del 1992, nella parte in cui non prevede un’esenzione dalla prova di conoscenza della lingua italiana per i richiedenti la cittadinanza affetti da gravi limitazioni alla capacità di apprendimento.

La decisione si fonda su una violazione del principio di uguaglianza, poiché la norma impone un requisito irragionevole e discriminatorio nei confronti di soggetti che, a causa di età avanzata, patologie o disabilità certificate, si trovano in una condizione oggettiva di impossibilità di apprendere l’italiano a un livello intermedio.

Il principio di uguaglianza e la discriminazione indiretta

La Corte ha evidenziato come la norma contestata violi sia il principio di uguaglianza formale, trattando in modo identico situazioni oggettivamente diverse, sia quello di uguaglianza sostanziale, ostacolando l’accesso alla cittadinanza per persone che si trovano in una condizione di vulnerabilità.

La previsione di un requisito linguistico senza alcuna deroga per chi sia impossibilitato a soddisfarlo si traduce, di fatto, in una discriminazione indiretta: l’ordinamento richiede un adempimento impossibile a determinate categorie di individui, ponendoli in una condizione di svantaggio rispetto agli altri richiedenti.

Il principio di ragionevolezza e il divieto di obblighi impossibili

Un ulteriore profilo di incostituzionalità è stato individuato nella violazione del principio secondo cui ad impossibilia nemo tenetur, ovvero nessuno può essere obbligato a compiere ciò che è impossibile. Imporre il superamento di una prova linguistica a persone affette da gravi limitazioni cognitive o fisiche si rivela non solo un requisito sproporzionato, ma anche privo di ragionevolezza, poiché non tiene conto delle condizioni personali del richiedente e del fatto che la sua impossibilità di apprendere la lingua non è frutto di una scelta, ma di una condizione oggettiva.

Le conseguenze della sentenza: un adeguamento necessario

La sentenza n. 25 del 2025 della Corte Costituzionale rappresenta un intervento di rilievo nel quadro della disciplina sulla cittadinanza, imponendo al legislatore l’adozione di misure correttive per garantire il rispetto del principio di uguaglianza.

L’illegittimità costituzionale dell’art. 9.1 della legge n. 91/1992 nella parte in cui non prevede esenzioni per i soggetti con disabilità pone ora la necessità di un intervento normativo che adegui la normativa ai principi affermati dalla Consulta.

Verso una modifica legislativa: possibili scenari

La prima conseguenza pratica della decisione della Corte è la necessità di un intervento del Parlamento per modificare la legge sulla cittadinanza. È probabile che venga introdotta una clausola di esenzione dal test linguistico per i soggetti che, in base a una certificazione rilasciata da strutture sanitarie pubbliche, risultino affetti da limitazioni alla capacità di apprendimento. Il criterio dell’accertamento medico-sanitario appare fondamentale per evitare abusi e garantire che l’esenzione sia concessa solo a coloro che si trovano in una condizione oggettiva di impedimento.

Un ulteriore aspetto da chiarire riguarda le modalità applicative della nuova normativa: sarà compito del legislatore stabilire se l’esenzione debba essere automatica al momento della presentazione della domanda di cittadinanza o se debba essere soggetta a una valutazione specifica da parte dell’amministrazione competente.

È possibile che vengano introdotte linee guida per uniformare il processo decisionale e garantire che le certificazioni sanitarie vengano valutate secondo criteri chiari e oggettivi.

Un punto critico riguarda la sorte delle domande di cittadinanza già presentate da soggetti con disabilità prima della pronuncia della Corte. Poiché una sentenza di illegittimità costituzionale ha efficacia retroattiva, salvo eccezioni, i richiedenti che si sono visti respingere la domanda a causa dell’impossibilità di superare il test linguistico potrebbero ora presentare istanza di riesame.

Questo potrebbe generare un contenzioso amministrativo significativo, con il rischio di un aggravio di lavoro per le prefetture e gli organi competenti.

Sarà quindi necessario chiarire, anche mediante circolari ministeriali, se e in che misura la pronuncia della Consulta possa giustificare la riapertura di procedimenti già conclusi o se il riesame possa avvenire solo su istanza dell’interessato.

L’impatto sulla tutela dei diritti delle persone con disabilità

Oltre alle conseguenze immediate sul piano normativo e amministrativo, la sentenza della Corte Costituzionale assume un rilievo più ampio nel contesto della tutela dei diritti delle persone con disabilità. La decisione afferma in modo inequivocabile che il requisito linguistico, se applicato senza distinzioni, può costituire un ostacolo ingiustificato per categorie di individui che si trovano in una condizione di vulnerabilità.

Questa pronuncia si inserisce in un dibattito più ampio sulla necessità di rendere le procedure amministrative e giuridiche accessibili a tutti, eliminando barriere che possono tradursi in forme di discriminazione indiretta. Il principio affermato dalla Corte potrebbe avere ripercussioni anche su altri ambiti del diritto dell’immigrazione e dell’accesso ai servizi pubblici, rafforzando la necessità di adottare politiche più inclusive per le persone con disabilità.

Un nuovo equilibrio tra integrazione e tutela dei diritti fondamentali

L’introduzione dell’esenzione per i soggetti con disabilità comporta un delicato bilanciamento tra l’esigenza di garantire la conoscenza della lingua italiana ai nuovi cittadini e il rispetto dei diritti fondamentali. Il principio secondo cui la cittadinanza implica un certo grado di integrazione linguistica rimane valido, ma la Corte ha chiarito che tale requisito non può essere imposto in modo indiscriminato.

Si tratta di un’affermazione di principio che potrebbe avere effetti anche su altre disposizioni legislative che impongono obblighi linguistici in ambiti come il lavoro, l’istruzione o l’accesso ai servizi sociali. Il rischio di discriminazione indiretta nei confronti delle persone con disabilità dovrà essere tenuto in considerazione anche in altri contesti normativi, per evitare che criteri apparentemente neutrali si traducano in ostacoli insormontabili per alcune categorie di cittadini o aspiranti tali.

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    Avv. Angelo Massaro
    Avvocato esperto in problematiche dell'immigrazione e diritto di cittadinanza