False cittadinanze ius sanguinis per calciatori brasiliani

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Passaporti falsi nel calcio, due arresti in Italia

Grazie ad un ufficiale di stato civile di un Comune del Nolano e al responsabile di un ufficio pratiche centinaia di calciatori brasiliani hanno ottenuto un passaporto italiano senza averne diritto

Potremmo chiamarlo ‘Passaportopoli’, perché quello scoperto dalla Procura di Nola è uno scandalo che rischia di travolgere il mondo del calcio, non solo nazionale: diversi giocatori di calcio brasiliani di nascita infatti diventavano cittadini comunitari, in particolare con un passaporto italiano, con la complicità del responsabile dell’ufficio di stato civile di un comune dell’area del Nolano assistito dal titolare di un’agenzia di Terni che si occupa di affrontare le pratiche amministrative per conto dei clienti.

Bastavano alcuni antenati italiani, reali o presunti, per ottenere il passaporto italiano e quindi diventare cittadini comunitari per non aver problemi di tesseramento nei club europei che hanno regole rigide sugli extracomunitari.

Così hanno ottenuto lo status diversi giocatori che attualmente militano nella nostra serie A, ma anche nella massima serie portoghese e francese, in club che hanno giocato la Champions League, e nella massima serie di Calcio a 5.

Un caso su tutti è quello di Bruno Henrique, centrocampista brasiliano acquistato l’estate scorsa dal Palermo come comunitario ma che in realtà tale non era anche se la società siciliana così come le altre coinvolte risulta assolutamente estranea alla truffa perché si è fidata dei documenti prodotti.

A fare luce sulla vicenda sono stati i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna che hanno depositato tutto il materiale raccolto alla Procura di Nola che ha già provveduto a rendere noti provvedimenti e arresti dia alla Fifa che alla Uefa (i massimi organismi mondiali ed europei del calcio) oltre che alla Federcalcio italiana.

In particolare i carabinieri della Stazione campana hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Nola a carico di due indagati che sono ritenuti responsabili di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, corruzione, falsità ideologica e materiale commessa da Pubblico Ufficiale in atti pubblici.

Durante le indagini, i carabinieri della Stazione di Somma Vesuviana hanno accertato che i due indagati, dietro compenso di denaro, avevano fatto sì che circa trecento cittadini brasiliani ottenessero la cittadinanza italiana in base allo ius sanguinis, quindi per legami di parentela italiana, senza però avere i requisiti previsti dalla legge.

Un sistema che era in gradi di superare quindi senza problemi i limiti di tesseramento previsti dal regolamento internazionale e di poter così ottenere ingaggi importanti in Italia e all’estero.

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Sonia Paolin
Sonia Paolin

Web Writer, articolista e scrittrice di cittadinanza italiana