Concorso pubblico e cittadinanza italiana

Concorso pubblico e cittadinanza italianaConcorso pubblico e cittadinanza italiana

Cittadinanza italiana come requisito nei concorsi pubblici

Quando si parla di concorsi pubblici, e dunque di pubblico impiego, il requisito della cittadinanza italiana diventa un punto assai spinoso da illustrare.

Per dare una spiegazione in merito, bisogna partire dal presupposto che la legge italiana sui concorsi pubblici è molto complessa a riguardo in quanto interessa diverse discipline in materia, oltre a pronunce giurisprudenziali.

L’articolo 51 della costituzione italiana e il testo unico impiegati civili

Articolo 51 Cost. Ital. Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”

La Costituzione Italiana stabilisce pertanto in linea generale all’articolo 51 che possono avere accesso ai pubblici uffici e alle cariche elettive tutti cittadini appartenenti ad ambedue i sessi.

Si tratta di una norma che non richiama il concetto di cittadinanza, bensì di cittadino.

All’interno del “Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato” all’articolo 2 si parla di cittadinanza italiana come requisito generale per l’ammissione agli impieghi civili.

Decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 “Testo unico statuto degli impiegati civili dello Stato” (Pubblicato nella G.U. 25 gennaio 1957, n. 22, S.O.)

“Ammissione agli impieghi, Requisiti generali. Possono accedere agli impieghi civili dello Stato coloro che posseggono i seguenti requisiti generali: 1) cittadinanza italiana..”

I cittadini comunitari e l’accesso al pubblico impiego

Ad oggi la questione diventa molto più complessa se si pensa che l’Italia appartiene all’UE. Quest’ultima infatti ha stabilito il principio della libera circolazione dei lavoratori nella Comunità Europea.

I cittadini UE hanno il diritto di intraprendere un’attività in un altro Stato UE alle stesse condizioni dei lavoratori nazionali di quello Stato membro.

L’articolo 45 del TFUE il quale nell’assicurare che la libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione, al paragrafo 2 stabilisce che il principio di libera circolazione comporta la rimozione di qualunque discriminazione idonea a comprometterne la realizzazione “fatte salve le limitazioni giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica” (paragrafo 3), sempre tenendo conto che “le disposizioni del presente articolo non sono applicabili agli impieghi nella pubblica amministrazione” (paragrafo 4).

Dunque può un cittadino comunitario accedere ai posti pubblici?

La Causa 149/79 Sentenza della Corte del 17 dicembre 1980. Commissione delle Comunità europee contro Regno del Belgio

La questione è stata posta al vaglio della Corte di Giustizia Europea (sentenza 17-12-80). Chiamato in causa è stato il Regno del Belgio che stabiliva esclusivamente “la cittadinanza belga” come presupposto di accesso a posti di lavoro nel settore pubblico.

In tal caso la Corte ha stabilito che “una prassi del genere fosse incompatibile con le norme del diritto comunitario che garantiscono la libera circolazione dei lavoratori nell’ambito della Comunità”.

Secondo la Commissione, si può fare eccezione a questa regola solo quando il posto in questione concerne pubblici poteri o mansioni volte alla tutela degli interessi generali dello Stato o delle altre collettività pubbliche.

La disciplina italiana sull’accesso al pubblico impiego dei cittadini UE

L’articolo 37, commi 1 e 2 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 “Razionalizzazione dell’organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell’articolo 2 della l. 23 ottobre 1992, n. 421” dispone:

1. I cittadini degli Stati membri dell’Unione europea possono accedere ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche che non implicano l’esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale

2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono individuati i posti e le funzioni per i quali non può prescindersi dal possesso della cittadinanza italiana, nonché i requisiti indispensabili all’accesso dei cittadini di cui al comma 1“.

Concorso pubblico e cittadinanza italiana
Concorso pubblico e cittadinanza italiana

Cittadinanza italiana: posti in cui è richiesta obbligatoriamente

A specificare i posti riservati ai cittadini italiani e quindi con esclusione dei cittadini UE (e a maggior ragione i cittadini extra-ue) sovviene l’articolo 1, comma 1, lettere a) e b) del d.P.C.M. 7 febbraio 1994, n 174Regolamento recante norme sull’accesso dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche

Per quanto concerne i posti in cui è d’obbligo la cittadinanza italiana e quelli in cui non lo è, nel nostro paese sono stati stabiliti dal detto decreto.

All’articolo 1 sono indicati i posti delle amministrazioni pubbliche in cui è d’obbligo la cittadinanza italiana:

a) i posti dei livelli dirigenziali delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, individuati ai sensi dell’art. 6 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , nonché i posti dei corrispondenti livelli delle altre pubbliche amministrazioni

b) i posti con funzioni di vertice amministrativo delle strutture periferiche delle amministrazioni pubbliche dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, degli enti pubblici non economici, delle province e dei comuni nonché delle regioni e della Banca d’Italia

Posti come magistrati (siano essi amministrativi, ordinari, contabili e militari);

Posti come avvocati e procuratori dello stato;

Posti civili e militari della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

I cittadini extracomunitari: come funziona l’accesso al pubblico impiego

Quanto appena detto, eccezioni incluse, vale per i cittadini comunitari.

Cosa accade se invece vogliono candidarsi soggetti extracomunitari ? Per coloro che sono cittadini al di fuori della comunità residenti legalmente in Italia, c’è una questione assai dibattuta.

Infatti la L. 39/1990, al comma 3 dell’art. 9 stabilisce la possibilità, per i cittadini legalmente residenti ed appartenenti ad uno stato fuori dall’UE, “di poter prendere parte a qualsiasi contratto di lavoro, ivi compreso quello di formazione e lavoro, secondo le norme in vigore per i lavoratori nazionali, escluso soltanto il pubblico impiego, salvo i casi di cui all’articolo 16 della l. 28 febbraio 1987, n. 56”.

Da allora sono state poi emanate altre leggi, tra cui il decreto legislativo n. 286 del 1998. Quest’ultima stabilisce all’articolo 2 (Diritti e doveri dello straniero) comma 3 “che a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti nel suo territorio e alle loro famiglie spetta parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani”.

Questa norma ha diviso molto l’opinione giurisprudenziale e dottrinale

La Cassazione sez. Lavoro n. 24170 del 2006 e n. 18523 del 2014 ha affermato l’art. 38 Testo unico sul pubblico impiego (TUPI) esclude (salvo le eccezioni : familiari di comunitari, lungo-soggiornanti, rifugiati, beneficiari di protezione internazionale e loro familiari) lo straniero extracomunitario dall’accesso al lavoro pubblico, in modo assoluto.

Altri orientamenti, ovvero tribunali di merito, hanno ritenuto omogenee condizioni di accesso agli impieghi (sempre con riferimento ai posti di lavoro non implicanti esercizio di pubblici poteri) fossero applicabili a tutti gli extracomunitari regolari.

Applicazione giurisprudenziali

Consiglio di Stato, sez. VI, 25 novembre 2019 n. 7990 gli effetti del conferimento della cittadinanza italiana non retroagiscono

Gli effetti del conferimento della cittadinanza italiana non retroagiscono al momento della maturazione dei relativi presupposti da parte dell’interessato.

Non può pertanto giovare all’individuo che lamenti l’esclusione da un bando pubblico per carenza del requisito della cittadinanza italiana l’aver maturato i requisiti per l’attribuzione di detta cittadinanza entro la data di scadenza del bando, né la sua effettiva acquisizione in epoca successiva.

L’assenza di una disposizione nazionale che consenta al familiare extra-UE del cittadino italiano di partecipare ad un bando pubblico, laddove detta partecipazione è invece prevista da una direttiva dell’Unione per i familiari dei cittadini di altri Stati membri dell’Unione che, sebbene non sia stata ancora recepita, ma sia da intendere auto esecutiva, integra una discriminazione alla rovescia a danno della prima categoria di individui e determina conseguentemente la censura del provvedimento di esclusione”.

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Avv. Angelo Massaro
Avvocato esperto in problematiche dell'immigrazione e diritto di cittadinanza

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