Chi non deve fare il test B1 di lingua italiana: accordo di integrazione

Quando non serve il test di cittadinanza B1

Come sappiamo dal 2018 l’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha introdotto l’esame obbligatorio della lingua italiana livello B1, in questo articolo analizziamo i casi in cui non è necessario il possesso del livello B1.

La sottoscrizione dell’accordo di integrazione esenta dalla obbligatorietà della prova di una adeguata conoscenza, leggiamo insieme il testo dell’articolo della legge di cittadinanza:

“Art. 9.1 1. La concessione della cittadinanza italiana ai sensi degli articoli 5 e 9 è subordinata al possesso, da parte dell’interessato, di un’adeguata conoscenza della lingua italiana, non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER).

A tal fine, i richiedenti, che non abbiano sottoscritto l’accordo di integrazione di cui all’articolo 4-bis del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, o che non siano titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all’articolo 9 del medesimo testo unico,

sono tenuti, all’atto della presentazione dell’istanza, ad attestare il possesso di un titolo di studio rilasciato da un istituto di istruzione pubblico o paritario riconosciuto dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale o dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ovvero a produrre apposita certificazione rilasciata da un ente certificatore riconosciuto dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale o dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca”.

Il disposto della legge salvini è chiaro: il livello B1 della lingua italiana è richiesto a meno di non possedere un permesso di soggiorno UE di lungo periodo o aver sottoscritto un contratto di soggiorno.

L’accordo di integrazione è stato introdotto con il pacchetto sicurezza approvato nel luglio 2009 e si è dotato di un regolamento grazie al D.P.R. del 14 settembre 2011, entrato in vigore l’anno successivo.

Ma di cosa si tratta, esattamente?

Fondamentalmente l’accordo di integrazione consiste in un “percorso d’integrazione obbligatorio” che porta lo straniero che vuole vivere e integrarsi nel nostro Paese al rispetto di alcuni obblighi per non andare incontro a sanzioni più o meno gravi (si può arrivare anche all’espulsione).

Accordo di integrazione: cos’è e come funziona

Al momento dell’accordo, che viene sottoscritto dallo straniero presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione della prefettura se il richiedente entra in Italia per ricongiungimento familiare o per motivi di lavoro (per tutti gli altri casi bisogna recarsi in Questura), vengono assegnati 16 crediti nell’ambito di un sistema di attribuzione.

L’accordo, che viene sottoscritto assieme alla richiesta di un permesso di soggiorno della durata non inferiore ad un anno, viene redatto in duplice copia (una viene consegnata allo straniero nella lingua da lui indicata).

Cosa prevede questo accordo di integrazione?

Per farla breve, il cittadino straniero è tenuto a raggiungere nell’arco di un biennio un livello di integrazione che deve corrispondere a non meno di 30 crediti. Per raggiungerli, lo straniero deve seguire alcune attività formative. Se non si riesce a raggiungere questa soglia nei due anni previsti, l’accordo può essere rinnovato per un altro anno.

In caso di perdita integrale dei crediti, lo straniero va incontro alla revoca del permesso di soggiorno, con conseguente espulsione dal territorio italiano.

Alla base dell’accordo di integrazione c’è la conoscenza della lingua italiana, che lo straniero deve poter dimostrare con il conseguimento di un livello A2 di italiano in base al quadro comune europeo di riferimento per le lingue emanato dal Consiglio d’Europa.

A chi si rivolge l’accordo di integrazione

L’accordo di integrazione si rivolge ai cittadini stranieri che hanno più di 16 anni ed entrano in Italia per la prima volta, richiedendo un permesso di soggiorno della durata non inferiore ad un anno.

In caso l’accordo riguardi uno straniero di età compresa tra i 16 e i 18 anni, è necessaria la sottoscrizione anche dei genitori o dei soggetti, regolarmente residenti in Italia, che ne esercitano la potestà genitoriale.

Sono esenti dall’accordo di integrazione i cittadini stranieri affetti da patologie e disabilità fortemente limitanti, i minori non accompagnati (affidati o sottoposti a tutela) e le vittime della tratta di persone, di violenza o di grave sfruttamento.

L’accordo di integrazione non è inoltre necessario per coloro che sono titolari di un permesso di soggiorno per asilo o richiesta di asilo, oppure di un permesso di soggiorno per motivi familiari o ancora di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.

La non necessità dell’accordo è prevista anche per i titolari della carta di soggiorno per familiare straniero di cittadino dell’Unione europea o di un altro permesso di soggiorno, nel caso il titolare abbia esercitato il diritto al ricongiungimento familiare.

Come funziona il sistema dei crediti

Per ottenere i 16 crediti iniziali, lo straniero deve dimostrare di aver frequentato una sessione gratuita di formazione civica e di informazione sulla vita in Italia: questa sessione ha una durata variabile, che può andare dalle 5 alle 10 ore, e si svolge presso gli Sportelli Unici per l’immigrazione delle Prefetture.

Nel caso lo straniero non prenda parte a questa sessione andrà incontro alla perdita di 15 dei 16 crediti previsti.

Per arrivare ai 30 crediti del primo biennio, lo straniero può acquisire determinate conoscenze (come ad esempio quelle in lingua italiana, oppure in cultura civica) ma anche svolgendo alcune attività.

La conoscenza della lingua italiana comporta l’ottenimento di 24 crediti, ma anche la formazione professionale e l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale consentono di ricevere crediti, così come lo svolgimento di attività economico-imprenditoriali e la stipula di un contratto di locazione, fino ad arrivare all’accensione di un mutuo.

Sentenze penali di condanna, l’eventuale applicazione anche non definitiva di misure di sicurezza personali e l’irrogazione definitiva di sanzioni pecuniarie che riguardano illeciti amministrativi e tributari (di importo non inferiore a 10 mila euro) sono tutte situazioni che comportano la perdita dei crediti maturati.

Verifica dell’accordo di integrazione

Allo scadere del biennio viene fatta la verifica dell’accordo di integrazione, che prende il via un mese prima della scadenza. Lo Sportello Unico, una volta completata la verifica, comunica al cittadino straniero l’esito.

Entro 15 giorni l’interessato deve presentare la documentazione necessaria ad ottenere il riconoscimento dei crediti: all’interno deve esserci anche la certificazione relativa all’adempimento dell’obbligo di istruzione dei figli minori e quella relativa alla conoscenza dell’Italiano almeno al livello A2.

In alternativa, il cittadino straniero può anche richiedere allo Sportello Unico per l’Immigrazione di essere sottoposto ad un test per l’accertamento della conoscenza della lingua italiana e della cultura civica.

L’estinzione dell’accordo per adempimento si ottiene quando la verifica accerta che lo straniero ha conseguito i 30 crediti e il livello A2 della conoscenza della lingua italiana parlata e della conoscenza della cultura civica e della vita civile in Italia.

Se il numero di crediti è invece compreso tra 0 e 30, l’accordo di integrazione viene prorogato di un anno, con verifica ad un mese dalla successiva scadenza. In caso non siano stati raggiunti ancora i 30 crediti il Prefetto precisa l’inadempimento parziale, di cui terrà conto l’autorità competente per ogni decisione in merito.

L’accordo viene invece risolto per inadempimento se i crediti dello straniero sono pari o inferiori a zero al termine del biennio. In tal caso viene revocato il permesso di soggiorno (con rifiuto di rinnovo) e lo straniero viene espulso dal territorio nazionale.

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Avv. Angelo Massaro
Avvocato esperto in problematiche dell'immigrazione e diritto di cittadinanza
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