Ricorso contro silenzio tar cittadinanza

rinuncia cittadinanza

Ricorso al TAR contro silenzio cittadinanza italiana

La richiesta della cittadinanza italiana consiste in un iter che può essere anche molto lungo e che richiede pazienza e determinazione.

È di fondamentale importanza, comunque, che il cittadino straniero sia completamente informato circa i suoi diritti e anche circa i doveri dell’amministrazione di trattare la sua pratica di cittadinanza in termini ragionevoli.

Ad esempio, non tutti i cittadini stranieri sanno che le pratiche per la concessione della domanda – dal momento della richiesta – debbono concludersi entro 730 giorni (ora 4 anni con il decreto salvini !).

La Pubblica Amministrazione, insomma, è tenuta a concludere le pratiche di cittadinanza entro un termine ragionevole che è convenzionalmente fissato in 730 giorni (equivalenti a due anni) dal momento dell’inoltro della richiesta.

Recentemente (05.10.2018) è entrato in vigore il decreto salvini immigrazione che ha modificato i termini di conclusione delle pratiche di cittadinanze portandoli da 730 giorni a 4 anni, pertanto di questo decreto legge si dovrà tenere conto in sede di giustizia amministrativa ai fini dell’accoglimento del ricorso TAR.

Purtroppo non sempre l’amministrazione è così puntuale e capita che dopo 2 anni ancora la richiesta non sia stata processata: in questo caso è importante che lo straniero sappia che ha diritto di ricorrere al Tar per ottenere la definizione della pratica.

Il ricorso al Tar serve per fare sì che sia il Tribunale Amministrativo ad ordinare direttamente alla Pubblica Amministrazione che non ha concluso la pratica nel termine di definire la questione di cittadinanza.

In sostanza, nella prassi, dopo che viene effettuato il ricorso al Tar il Ministero dell’Interno inserisce la pratica del soggetto ricorrente fra quelle prioritarie e la conclude in modo urgente, perché non si giunga fino all’udienza e perché l’amministrazione non venga condannata al pagamento delle spese processuali.

Cosa fare se la Pubblica Amministrazione ritarda

Abbiamo visto che il richiedente ha diritto a fare ricorso al Tar se la Pubblica Amministrazione non ha concluso l’iter della sua richiesta di cittadinanza entro 730 giorni.

Dato che nella prassi spesso l’amministrazione può metterci anche anni nel concludere la pratica di cittadinanza, è bene essere a conoscenza dei propri diritti e non attendere a fare ricorso nell’ipotesi di ritardi.

Il richiedente può esperire il ricorso avverso il silenzio della Pubblica Amministrazione ed ottenere, in caso di esito positivo, l’ordine del giudice all’amministrazione di concludere il procedimento.

Molti potrebbero essere scoraggiati dall’idea di proporre un ricorso perché non vogliono partecipare ad un procedimento: tuttavia nella maggior parte dei casi la Pubblica Amministrazione, appena viene esperito il ricorso avverso il silenzio, procede velocemente alla concessione della cittadinanza.

In sostanza quindi il solo fatto di aver effettuato il ricorso al Tar funge da stimolo per l’autorità che mette la pratica del cittadino ricorrente fra quelle più urgenti e provvede alla sua definizione in tempi brevi, sempre che il richiedente abbia tutti i requisiti previsti dalla legge.

Quindi il ricorso avverso il silenzio può essere anche una mossa “tattica” per velocizzare l’amministrazione la quale, per evitare il procedimento amministrativo, cerca di dirimere la questione della cittadinanza più velocemente possibile evitando così la condanna del Tar.

Il ricorso al Tar contro il silenzio del Ministero

Fatto presente questo, vediamo come si fa ricorso al Tar. Il ricorso al tribunale amministrativo regionale ha dei termini molto precisi: può essere presentato entro un anno dalla scadenza del termine dei due anni. 

In sostanza se la domanda di cittadinanza è proposta il primo settembre del 2018, significa che la Pubblica Amministrazione ha teoricamente tempo per definirla fino al primo settembre del 2020.

Trascorso quel periodo senza che sia stata conclusa la pratica, il richiedente può fare ricorso al Tar entro un anno (appunto entro il primo settembre del 2021). Se il termine per il ricorso al Tar è scaduto si può solo inviare un sollecito all’amministrazione.

Il procedimento davanti al tribunale amministrativo regionale del Lazio

Il ricorso al Tar si fa per mezzo dell’avvocato con procura speciale. L’avvocato notifica il ricorso al Ministero dell’Interno (il quale quindi può sbrigarsi a dirimere la questione di cittadinanza per evitare il processo: se così avviene, come si spera, tutto si conclude ancora prima che sia fissata l’udienza di fronte al tribunale amministrativo del Lazio sede di Roma).

Entro i 30 giorni successivi alla notifica, occorre depositare in Tribunale il fascicolo con il ricorso, la documentazione e l’istanza per la fissazione dell’udienza viene depositato al Tar.

L’udienza può essere fissata anche dopo diversi mesi, ma quello che conta è che prima dell’udienza il Ministero dell’Interno concluda in fretta la pratica della cittadinanza evitando così il processo.

In caso contrario, si andrà a sentenza e se il giudice amministrativo rileva che effettivamente sono stati superati i termini stabiliti dalla legge per l’iter di concessione o diniego della cittadinanza, l’Amministrazione potrà essere condannata al pagamento delle spese.

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About the Author

Maria Grazia Roversi
Facoltà di Giurisprudenza (studentessa) , scrittrice di monografie e articoli sulla cittadinanza italiana

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